sabato 4 novembre 2017

INTENZIONE E CAPACITA' - PARTE PRIMA.

1. Definizione di minaccia

Nel campo della pianificazione strategica militare, uno dei concetti base è quello di minaccia.


Questa si definisce come il prodotto tra due fattori, che debbono essere valutati separatamente:
  • l'INTENZIONE (INTENT),
  • la CAPACITA' (CAPABILITY).
Ogni attività di contrasto (attivo o passivo) volta ad azzerare anche solo uno di tali fattori garantisce l'azzeramento della minaccia.

2. Come la minaccia viene comunicata

Umanamente parlando, invece, pensare a queste cose mette un pò paura.
Consideriamo infatti questa recente notizia:











E' solo l'ultimo di una serie anche troppo nutrita, in cui un'intenzione è stata tradotta in azione. Ciò spaventa perchè l'attuazione pratica è passata attraverso l'impiego di qualcosa - un autoveicolo - che nel nostro quotidiano comune ci è familiare, destinato solitamente ad un altro utilizzo. Abbiamo quindi scoperto un'associazione perversa tra la familiarità di un oggetto concepito per altri scopi e un'intenzione ad offendere: è la definizione di ARMA IMPROPRIA.
Tutte le notizie che in questi ultimi tempi sono state date su episodi simili hanno sempre - e dico sempre - sottolineato il fattore intenzionalità come il più preoccupante di tutti: valanghe di parole sono state rovesciate sulle nostre inermi menti spaventate per approfondire come tale intenzione sia stata coltivata nel brodo dell'odio settario di matrice religiosa, come sia stato possibile che giovani anche di buona famiglia o padri di famiglia abbiano scelto di buttare tutto alle ortiche, eccetera.
Da nessuna parte - ma proprio nessuna - è stata presa in considerazione la capacità di offesa. Le barriere di cemento - un'oscenità bella e buona, un cazzotto negli occhi - ridicolmente sparpagliate a caso in giro per i centri storici e le zone di maggiore attrattiva sono uno specchietto per le allodole.
Consideriamo infatti queste altra notizie:










































Quanto sopra costituisce solo un minuscolo estratto del circo degli orrori che è possibile estrarre quotidianamente dal web, perchè questi fatti vengono atomizzati in giro sulla cronaca locale delle decine di fogli e foglietti provinciali di cui è disseminato il nostro Paese dei campanili.
Nelle notizie riportate sopra è scomparsa l'intenzione, sostituita da una ricostruzione meccanicistica del fatto, un pò come ad autunno cascano le foglie dagli alberi: chi passa sotto una pianta ad Ottobre ha OVVIAMENTE una certa probabilità di beccarsi una foglia in testa. Ne risulta un quadro confuso, in cui non viene minimamente toccato il tema della capacità.

LA MINACCIA, PERO', E' IDENTICA, PERCHE' PRODUCE GLI STESSI EFFETTI.
ESSA VIENE SOLO TACIUTA.

E allora, cortesemente, potrebbero Lorsignori spiegare, a me che che sono evidentemente un impedito, perchè mai io che vado in bici sulla pubblica via dovrei sentirmi minacciato da un uzbeko ventinovenne sciroccato, ma non dalla moglie del cumènda imbruttita col SUV?

Gli effetti di tale minaccia sono gli stessi (la minaccia non si azzera), ma SI SUPPONE che nella suddetta moglie (certamente una splendida persona) NON VI SIA INTENZIONALITA', significa che la CAPACITA' ha ormai assunto un'entità fuori controllo. L'intenzionalità sarà oggetto della seconda parte del post.

3. Agire sulla CAPACITA'

Per lenire gli effetti della minaccia - contenendo l'entità del fattore "capacità" - oggi, nel 2017, con tutte le statistiche e le raccolte dati disponibili, sono percorribili molte strade, tutte basate sulla LIMITAZIONE DELL'USO DEGLI AUTOVEICOLI:
  • Impedendone l'accesso alle città, in quanto luoghi dagli spazi finiti;
  • Impedendo l'accesso all'auto a quelle persone che non dovessero manifestare un sufficiente equilibio mentale: vi siete mai domandati se e come venga verificata la sanità mentale di un candidato alla patente? E come venga verificata periodicamente? Da qui ne discende una stretta al controllo sulle scuole-guida. Queste ultime infatti non sono dei "semplici" esercizi commerciali, ma dalla qualità del loro insegnamento deriva la sicurezza stradale del futuro;
  • ripensare l'uso imprenditoriale degli autoveicoli, riportandolo su criteri di umanità e buonsenso: a Milano ha già da tempo preso piede lo stereotipo/pregiudizio del furgonista strozzato da dozzine di consegne di pacchi in ogni angolo della città in un tempo ridicolmente breve, il che induce a uno stile di guida scriteriato;
  • ripensare e ridisegnare le infrastrutture cittadine in modo tale da lasciare fuori gli autoveicoli dalle aree vivibili (a New York la pensano così);
  • dopodichè, seguono le ovvietà: maggiori controlli di polizia e maggior diffusione dei mezzi pubblici (la misura della detrazione dalle tasse degli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblici, proposta per la prossima Legge di Bilancio in discussione, si muove in questa direzione).
L'elenco potrebbe proseguire, questo è ciò che mi viene in mente come priorità. Altri hanno idee molto più brillanti delle mie.
Ho già detto in un più di un precedente post di come sia fin troppo facile arrecare danno AL DI FUORI DI QUALSIASI INTENZIONE, grazie al fatto che un'autoveicolo possiede delle intrinseche CAPACITA'. Non mi ripeterò ulteriormente.

Ma ammetterete che non è bello vivere continuamente affidandosi alla speranza che l'auto che sopraggiunge da dietro non sia guidata da un pazzo, da un fesso, da un incapace o da uno non pienamente in possesso delle proprie facoltà.
Gli uzbechi ventinovenni sottoposti a lavaggio del cervello, invece, lasciamoli allo storytelling della paura.

(fine parte prima)


1 commento:

  1. Siamo tutti un po' Uzbeki noi popolo del SUV

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