Gent.mo Dott. PASSERA,
mi accade di imbattermi nei suoi stentorei manifesti per la campagna elettorale a Sindaco di Milano 2016.
Le scrivo apertamente in
risposta a quello che pare proprio essere un interrogativo dal tono pressante e che, quindi, merita una equivalente premura, ma forse per ragioni da Lei non esattamente previste.
Desidero risponderLe che SI,
in effetti, la sera quando torno a casa di paura ne ho, e ultimamente anche
molta. Per i miei spostamenti quotidiani casa-lavoro ho scelto la bicicletta:
mi trovo quindi ad affrontare quotidianamente una situazione che di umano,
sostenibile, o anche solamente logico non ha più nulla.
Non solo la sera quindi ho
paura. Il fatto è che ne ho anche al mattino, al pomeriggio, e praticamente in
ogni momento della giornata in cui mi capiti di esercitare il mio sacrosanto
diritto a usare, per i miei spostamenti, il mezzo di trasporto che voglio: la
bicicletta, appunto.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e anche la sera) della pressochè totale vacuità negli sguardi delle
persone alla guida.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e pure la sera) perché il vuoto in quegli sguardi è innanzitutto assenza di alternative
praticabili all’auto. Ancora molti, troppi pendolari guidano un’auto privata
per andare a lavoro, congestionando la viabilità ordinaria, spesso essendovi costretti.
Ho paura (il mattino, al
pomeriggio e la sera) perché l’auto privata viene spacciata per libertà
individuale, ed il suo uso costantemente alimentato ed incentivato a scapito
della vivibilità generale della mia città, la qualità della vita, la fruibilità
degli spazi comuni.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e di sera) perché l’incentivo all’auto privata è nutrito di messaggi
commerciali che con la convivenza civile non hanno nulla a che spartire. Messaggi così furbi da rasentare la truffa ideologica, o l'apologia di reato, mediante i quali viene propogandata una condotta in strada che abolisce un sistema di regole per la tutela di TUTTI gli utenti che condividono gli spazi comuni - e soprattutto chi NON conduce un’autoveicolo - conun basata sull'umore, sul carattere e le emozioni di ciascuno.
Quindi, in una parola, alle REGOLE si sostutuisce L'ARBITRIO (ultimo in ordine di tempo, un’auto di notevole stazza e grossa cilindrata, pubblicizzata con lo slogan che "La vita è un’avventura”: soprattutto per chi sta al di là del paraurti di quella macchina, viste le premesse).
Quindi, in una parola, alle REGOLE si sostutuisce L'ARBITRIO (ultimo in ordine di tempo, un’auto di notevole stazza e grossa cilindrata, pubblicizzata con lo slogan che "La vita è un’avventura”: soprattutto per chi sta al di là del paraurti di quella macchina, viste le premesse).
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e la sera) del fatto che venga sacrificato alle auto addirittura il
gesto vitale del respirare. Se ne parla, magari alzando un po’ la voce, poi
piove per mezza giornata ed il problema viene dimenticato, ma non risolto.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e la sera) della diffusa mancanza di cognizione dell’autoveicolo nella
sua dimostrata natura di arma impropria, atta ad offendere, ledere e uccidere. Eppure
i casi di morte e lesione colposa ormai non mancano.
Ho paura (il mattino, il pomeriggio
e la sera) della totale intolleranza verso chiunque mostri di non appartenere al
mainstream autocentrico. Chi pedala per strada sfiorato dalle auto viene
pertanto etichettato – quando va bene - come un bizzarro mattacchione fuori
dagli schemi. Quando va male invece è un ostacolo, un impedimento, un
imprevisto, qualcosa di estraneo da eliminare, o da “punire” con aggressioni, pestaggi, o tentativi di omicidio che talvolta riescono pure. Un paria senza diritti.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e la sera) del SUV della mamma che pretende di scaricare il pargolo
esattamente davanti alla scuola, del camioncino dell’artigiano che mi sfiora
mentre corre tra quattro diversi cantieri cercando di mettere insieme il pranzo con la cena, del furgone del
corriere espresso sottopagato e sovraccarico, del ventenne con auto sportiva e
musica a palla, o anche solo del povero diavolo che abbassa un attimo gli occhi
per leggere l’ultimo whatsapp.
Ho paura (il mattino, il
pomeriggio e la sera) dell’indifferenza con cui vengono liquidati i morti per
strada, ho paura dei “Se l’è cercato”, dei “Non l’ho visto”, sempre postumi. Ho
paura dell’impossibilità di imparare dagli errori altrui che sembra
attanagliare gli automobilisti.
Ho paura (il mattino, il pomeriggio e la sera) delle opere pubbliche viabilistiche concepite, realizzate e inaugurate ad esclusivo uso delle auto, senza neppure immaginare che esistano anche altri modi di spostarsi. Spendendo, però, anche i quattrini delle tasse pagate da chi un'auto non la usa. Assisto quindi alla costruzione di svincoli e viadotti che tagliano quartieri, imbruttendoli e impedendone una vita a piedi o in bici, permettendo di passare (in sicurezza) da una parte all'altra solo a bordo di un'auto.
Ma quello che mi fa più
paura (il mattino, il pomeriggio e infine la sera, ma ultimamente a volte anche la notte) è che un
tale scempio venga considerato “normale”, una cosa naturale, come l’alternarsi
delle stagioni.
Ho paura che uno con le Sue
idee (legittimamente espresse, per carità) una volta eletto a Sindaco possa invertire la rotta virtuosa che – finalmente
– la mia città pare abbia faticosamente preso negli ultimi tempi, tanto da
meritarsi diffusi riconoscimenti soprattutto all’estero. Perché ancora molto
rimane da fare innanzitutto nei cuori e nelle menti dei cittadini milanesi, e se gli episodi più gravi citati nei link sopra non si sono verificati in città è anche grazie all'opera della passata amministrazione.
Egregio Dott. Passera, nel
concludere questa mia risposta La invito a non indulgere in appelli a buon
mercato rivolti alla pancia delle persone, che magari non possiedono strumenti
culturali sufficientemente robusti per analizzare a fondo le Sue strepitanti
domande, trovarle ridicole come capita a me, formarsi un’idea e magari replicarLe
a tono. Da una persona come Lei ci si aspetterebbe qualcosa di più argomentato che un richiamo alla
vaga idea di “sicurezza” in modo così tronco, acefalo, incompiuto, quindi
pilotato, senza declinarla adeguatamente (a quando le torce coi forconi?). E’
così palese che Lei sta mira all’ombelico delle persone e non ai loro occhi, tantopiù
che - stando al tipo di “sicurezza” a cui allude il Suo rumoroso manifesto - i numeri
(non io) dicono che i reati comuni a Milano sono in calo.
Per quanto riguarda me e
tutti coloro che hanno fatto la stessa scelta (tanti, glielo assicuro), per poter
subire un’ipotetica rapina per strada devo innanzitutto sopravvivere a dozzine
di sorpassi azzardati.
Cordialmente,
Luca
Metterei anche il giudizio Bizzarro riferito ai post. Non sono mica così convinto che i reati siano diminuiti, solo nessuno denuncia più. Tanto a che serve.
RispondiEliminaDiamo merito a Maran di aver fatto qualcosa per la mobilità in bici. Ma c'è ancora tanto da fare. Soprattutto culturalmente. Passera non lo considero neanche, preferisco la sorella.