venerdì 14 settembre 2012

ISTINTI COMPULSIVI




Si sa, siamo tutti un pò bestie dentro.


Chi meno, chi di più.
I rappresentanti di quest'ultima schiera, ad esempio, si riconoscono principalmente per l'impossibilità di trattenere i loro impulsi, indipendentemente dal contesto (ammettendo che: impulso = bestia, analizzare il contesto e adeguare il proprio comportamento = essere evoluto).
Ora, siccome viene dato per scontato che tutti noi possediamo un alto grado di autocontrollo che ci pone al vertice di una certa evoluzione, MA PERCHE' CACCHIO QUANDO MI FERMO A FARE PIPI' A BORDO STRADA GLI AUTOMOBILISTI CHE PASSANO CEDONO ALL'ISTINTO IRREFRENABILE DI SUONARE IL CLACSON ??????
Foto credit: http://www.filagochepedala.it

giovedì 23 agosto 2012

IL RUGGITO DELLO SCARAFAGGIO

Molte, forse troppe persone non sanno fare i conti con la realtà quotidiana.
Si trincerano dietro false convinzioni, o forse speranze e pie velleità che a voler analizzare la realtà dei fatti si dimostrano tali, cioé proprio fantasie, speranze, velleità, ovvero qualcosa di immateriale che non ha nulla a che fare con la realtà.
 
E la realtà ci dice che in città la media chilometrica tenuta da un'automobile eccede di pochissimo quella che può essere raggiunta in bici (leggete un pò qui, quò e quà). Ciò sarebbe assai facile da verificare consultando più spesso il computerino delle auto che mostra la velocità media mantenuta, azzerandolo spesso. Capiterà così di scoprire che in città è difficilissimo che si superino i 20 km/h di media. La velocità di una bicicletta, appunto.
 
Questo fatto, quando si concretizza nella pratica, manda letteralmente in bestia i già frustrati schiavi del volante, quelli che, quando si trovano ad affrontare ad esempio una sequenza di semafori in città affiancati da una bicicletta, scoprono con profondo disappunto che nonostante ogni loro bruciante sgasata l'auto viene puntualmente ripresa dalla bicicletta al semaforo successivo.

E qui viene la storia.

Ore 07.30 del mattino, in agosto. Città deserta.
Due semafori in serie, io procedo lentamente e mi fermo al primo, ne approfitto per bere, guardarmi attorno, confrontare l'orario sul vicino campanile che mi fa da contatempo, godermi il fresco del mattino anche se c'é già afa.
Una FIAT 600 sopraggiunge alle spalle (quindi neppure una Maserati, ma un'utilitaria) per fermarsi al primo semaforo rosso. Come scatta il verde il guidatore, non reputando la mia ripartenza sufficientemente lesta, parte a razzo e mi scarta sulla sinistra superandomi. Siamo le uniche due forme di vita animale in centinaia di metri.
Il semaforo successivo (a 30 metri) non è sincronizzato col primo, e il Mario Andretti sull'utilitaria, esaurendo le proprie aspettative, è costretto inesorabilmente a fermarsi.
Lo affianco, volgo lo sguardo nella sua direzione, sorvolandolo noncurante e guardando al di sopra del suo tettuccio (lui è seduto, io no, e lo sovrasto di tutto il tronco).
Decido che il polpaccio è sufficientemente caldo e mi posso permettere uno scatto.
Il semaforo verde arriva di soppiatto, e la mia partenza in accelerata coglie di sorpresa lo sfigato al volante, che si avvede del verde quando ormai gli ho già dato trenta metri.
Un malcelato moto di stizza pervade il meschino, che reagisce come se avesse una Lamborghini sotto il culo e impicca il motore per superarmi, ormai quasi cento metri dopo.
Ma è tardi, gli sparisco di sotto infilando una ciclabile parallela, e come conseguenza noto il poveretto rilasciare visibilmente l'acceleratore, improvvisamente alleggerito dell'ansia da competizione.

Auguro a costui ogni migliore cosa: la sua esistenza deve essere davvero triste se per essere felice deve ricorrere all'acceleratore dell'auto.

venerdì 3 agosto 2012

CORSICATOUR 2012 - PRIME IMPRESSIONI

Dopo 12 giorni e circa 713 km percorsi, ai primi di Luglio è terminato il CorsicaTour 2012.
Non c'é che dire, è stata un'esperienza - a voler usare sottili eufemismi - unica, estremamente impegnativa, e (per chi fosse interessato a viverla personalmente) da non sottovalutare affatto.
Mi spiego meglio.

E' stata un'esperienza unica, perché ho attraversato climi e ambientazioni differenti, dalla spiaggia assolata cosparsa di bagnanti alle vallate solitarie tappezzate di macchia mediterranea, dal lago alpino circondato di pini larici scossi dal vento al valico di montagna spoglio, roccioso e lunare.
Un'esperienza unica perché - essendo territorio comunque Francese, e i transalpini si sa in quale altissima considerazione tengano la bicicletta -  sono stato inaspettatamente oggetto di animose incitazioni, attestazioni di stima e incoraggiamento e incuriosita attenzione da parte delle persone incontrate nelle soste, nelle tappe o anche sul ciglio della strada. Addirittura, in più di un caso (uno dei quali sono riuscito a documentare in video), applausi al mio passaggio. Ricordo un attempato signore su una spider che incrociandomi si leva il cappello al mio indirizzo. Sul valico del Col di Sorba un tizio di passaggio mi ha dato del folle ("fou" in francese). A Bonifacio due ragazzi mi hanno avvicinato, e dalle loro frasi ho capito che volevano sapere del mio viaggio, ma la barriera linguistica è stata per loro insormontabile. All'ufficio postale di Quenza, per i motivi accennati più sotto, si sono mobilitati in quattro per darmi una mano, senza mai smettere di domandarmi dettagli e commentare. Questo spontaneo affetto - non saprei come sintetizzarlo altrimenti - ha costituito la vera iniezione di carburante in più che mi ha consentito di affrontare tappe impegnative dalla prima all'ultima pedalata, al grido "Bon courage!!!!".
Un'esperienza unica anche perché ho assistito quotidianamente a come si guida un'auto avendo radicata bene in mente la consapevolezza e l'educazione di considerare la strada un luogo collettivo, a disposizione di tutti e non solamente delle auto. Ho constatato tale generalizzata cultura della convivenza stradale trasparire in modo brillante dal comportamento dei conducenti che incontravo, sempre civilmente rispettosi e pazienti. Nessuno che accelera bruscamente, che supera a un centimetro, che sgasa rombando, che si attacca al clacson per protestare, che ti si accosta col paraurti, che ti urla di toglierti di torno. Ho conosciuto come si guida con pazienza e rispetto, attendendo che la strada consenta di sorpassare un ciclista in sicurezza, seguendo alla stessa velocità del ciclista, alla giusta distanza, fintantoché le condizioni di sicurezza non si presentano (a volte qualche centinaio di metri).

E' stata anche un'esperienza estremamente impegnativa, perché la prospettiva prevalente in Corsica è la pendenza. Ho trovato questo concetto riassunto in una asciutta definizione cesellata a mio beneficio dall'anziano titolare del campeggio di Zonza, come augurio alla mia partenza: "Qui di discese ce ne sono poche". La tenuta mentale nell'affrontare un territorio che offre salite a ogni chilometro gioca un ruolo decisivo. Non ti è consentito il minimo rilassamento neppure dopo essere arrivato alla tappa del giorno (tutti i campeggi raggiunti a fine giornata hanno infatti le piazzole terrazzate, sopraelevate rispetto alla reception, che quindi devono essere raggiunte salendo talvolta in modo assai ripido). Un fattore sfavorevole in tal senso è stata l'assenza di indicazioni precise sulla mappa cartacea da me impiegata (non ne dico la marca, l'ho detta in un precedente post): la descrizione delle strade era palesemente orientata verso un'utenza stradale per la quale la pendenza non è un fattore decisivo. Non vi era alcuna indicazione di pendenza e tutto era piatto, "automobilistico", ovvero bidimensionale, e addirittura senza indicare i punti più alti, i valichi, gli scollinamenti. Ho quindi affrontato i dislivelli senza alcuna "preparazione", così come venivano. A volte era anche bello, ma a volte anche no.

E' un'esperienza da non sottovalutare affatto, perché la misura del divertimento che ti viene concesso è direttamente proporzionale al grado di allenamento con cui affronti un viaggio del genere. Prendere e partire con tanto cuore ma con poco polpaccio rischia seriamente di trasformarsi in un supplizio, considerato che mediamente in una tappa viene macinata una salita cumulata attorno ai 1.000 metri, tutti i giorni, per dieci giorni. Nel mio personale caso il pendolarismo di 45 km due/tre volte alla settimana nell'ultimo anno e mezzo ha pagato con gli interessi, e mi sono divertito.
Sono riuscito tutto sommato a rispettare il programma di massima pensato prima di cominciare, ad eccezione di un giorno non previsto di sosta e recupero a Bonifacio, che si è rivelato fondamentale per il completamento del viaggio. Infatti i primi cinque giorni - e quindi i primi 4-500 km - li ho fatti di filato. Confesso  che, giungendo a Bonifacio, pertanto a metà strada nel mio percorso ideale, ho lungamente meditato di terminare lì il viaggio, dirottando l'indomani per Olbia e imbarcarmi per Genova, e rimandare l'appuntamento con le montagne del centro ad un altro momento. Dopo un giorno di ozio e mollezze ho sentito l'unicità di questo viaggio, che con tutta probabilità non farò mai più nella mia vita, e ho scelto di proseguire.
A proposito di equipaggiamento, quello che si è rivelato assolutamente determinante è stato l'impiego dei pedali a scatto e dello zainetto per l'acqua. In salita i pedali sono stati decisivi, così come la riserva idrica sulla schiena. Autentiche chiavi del successo del viaggio. Punto.
Il settimo giorno di viaggio, quando ho cominciato a salire VERAMENTE verso le montagne centrali, transitando a Quenza ho deciso di alleggerirmi e mi sono auto-spedito un pacco a casa con gli oggetti allo stesso tempo meno usati e più pesanti. L'espediente ha sortito subito i propri effetti positivi, ma a causa di disguidi postali assortiti (non mi hanno trovato a casa, e il pacco è tornato in Corsica) sono riuscito a tornarne in possesso dopo più di un mese dal rientro....
Grossi imprevisti non ce ne sono stati, ma a differenza dei viaggi precedenti stavolta ho avuto qualche noia meccanica alla bici e all'equipaggiamento. Proprio quando le salite hanno cominciato a richiederne l'utilizzo, mi sono accorto che la corona più piccola della guarnitura non ingranava nonostante il deragliatore scattasse regolarmente. Ciò mi ha costretto a penose - e a volte anche rischiose - fermate in pendenza a bordo strada per posizionare manualmente la catena e poter quindi affrontare la salita, con grave pregiudizio della pulizia delle mie mani e dei guantini. Nonostante un grossolano tentativo di sistemazione durante l'ozioso giorno di sosta a Bonifacio, non sono riuscito a risolvere il problema e me lo sono dovuto tenere fino alla fine. Inoltre ho nuovamente rotto il gancio della borsa anteriore sinistra (quello che si era rotto arrivando a Iglesias nella TranSardinia 2010), ma in questo caso il cacciavite del coltellino svizzero e poche decine di centimetri di funicella hanno egregiamente risolto la situazione, con dieci minuti di tempo mentre sostavo in spiaggia, all'ombra di un pino. Gli ultimi tre giorni ho anche squarciato la suola della scarpa destra, con grave preoccupazione per il rischio di non poter più utilizzare i pedali a scatto (e quelli normali che mi ero portato dietro li avevo già rispediti a casa col pacco).
L'alimentazione non è stata un problema ma neppure particolarmente variata, fondamentalmente basata su pane, nutella e yogurt a colazione, frutta per gli spuntini, tramezzini con salumi e sottilette per pranzo, buste di riso pronto o pasta al sugo pronto per cena. Quello che invece mi ha impressionato è stato che, ad un certo punto del viaggio, ho percepito di essere diventato una macchina per la trasformazione del moto da "alternativo masticante" a moto "rotativo pedalante". Ciò che mi ha maggiormente colpito sono le quantità di cibo consumato, grossolanamente conteggiate a fine viaggio:
  • 3 kg di pane a fette e 3 baguettes
  • 1.2 kg di salumi
  • 2 kg di banane
  • 2 kg di frutta tra pesche, albicocche e prugne
  • 3 kg di yogurt alla frutta
  • un volume tra i 35 e i 40 lt di acqua, tra quella in bottiglia e quella raccolta alle fontane lungo il percorso
... più un certo numero di snacks estemporanei, come i gelati o la fettona monumentale di torta alle castagne con panna montata mangiata in località L'Ospedale, per festeggiare il primo giorno di salita in montagna.
Nonostante la mia propensione a considerare poco rilevante il clima, che considero molto spesso una delle tante variabili in gioco in un viaggio in bici, riconosco che in alcuni frangenti ho desiderato una temperatura più clemente, specialmente nei giorni iniziali di salita (sotto l'anticiclone africano "Scipione") e negli ultimi due. Ma, a parte ciò, il vento non ha mai fatto mancare il proprio aiuto, fortunatamente anche in termini di direzione di provenienza. Per il resto, l'intera permanenza in montagna, protrattasi per tre giorni, è stata climaticamente paradisiaca.

Ho incontrato tanti, ma proprio tanti, cicloviaggiatori come me da soli, in coppia, con bimbi piccoli, in famiglia, in gruppo. Ricordo la coppia di ragazzi francesi che mi ha illuminato il cammino rivelandomi che la salita al Deserto delle Agriates era quasi finita. Ricordo la coppia di giovani sposini (francesi anche loro), con una bimba piccolissima alloggiata nel trailer trainato dalla mamma, incontrati al campeggio ad Ajaccio in partenza verso nord con le loro pieghevoli. Ricordo la chiacchierata con la coppia canadese con le recumbent, in salita sui boscosi tornanti verso i calanchi di Piana. Ricordo il cicloviaggiatore solitario con cui ho condiviso i primi settanta chilometri, il giorno dello sbarco nonappena cominciata la salita da Bastia in direzione di Calvi. Sorrisi, saluti, scambi di consigli e suggerimenti sui percorsi hanno fatto da degnissima cornice ai momenti di incontro.
In attesa di scrivere il diario di viaggio, riassumo il tutto per sommi capi:
  • durata del viaggio: 12 giorni, di cui 11 pedalati interamente, dal 18 al 29.06.2012;
  • distanza totale percorsa: 713 km
  • tappe: imbarco a Savona per Bastia (18.06), Bastia-Calvi (19.06), Calvi-Porto (20.06), Porto-Ajaccio (21.06), Ajaccio-Propriano (22.06), Propriano-Bonifacio (23.06), Zonza (25.06), Col de Verde (26.06), Corte (27.06), Furiani (28.06), e di nuovo a Bastia per l'imbarco diurno (29.06);
  • tipologia di carico e pesi: borse posteriori in tre pezzi (17,5 kg), due borse anteriori (7 kg), bauletto al manubrio (3 kg circa);
  • distanza media per tappa: circa 65 km;
  • salita totale cumulata: circa 9200 metri;
  • salita media per tappa: circa 830 metri;
  • tempo totale pedalato: 44 ore 35 minuti;
  • tempo medio per tappa: poco più di 4 ore.
Le foto si trovano QUI.

Il tracciato completo del viaggio - in formato .gpx - si trova invece QUI.

giovedì 14 giugno 2012

TERZA CRITICAL MASS DIGITALE


Questo blog supporta l'iniziativa "Salvaiciclisti" di Paolo Pinzuti.

In occasione della Terza Critical Mass digitale, quindi, mi associo alla pubblicazione della seguente lettera indirizzata al Presidente del Consiglio Mario Monti:


Egregio Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana, Prof. Mario Monti,
Abbiamo molto apprezzato la nota con cui Lei il 14 maggio scorso ha dato sostegno alle istanze della campagna #salvaiciclisti sottolineando i vantaggi economici derivanti dall’uso della bicicletta in ambito urbano e definendo la bicicletta come “mezzo di trasporto “intelligente”, sia dal punto di vista dell’impatto ambientale, sia a livello economico, dato che riduce sensibilmente i costi legati alla mobilità urbana, sia, aspetto non meno rilevante, per la salute degli individui.”
Infatti, in questo periodo di crisi economica, per ridurre i costi derivanti dalla mobilità, molte persone fanno sempre più ricorso all’uso della bici, anche per andare al lavoro.
Purtroppo nel nostro Paese coloro che decidono di utilizzare la bici per recarsi al lavoro, si trovano a confrontarsi con una legislazione che, non solo non incentiva, ma addirittura penalizza chi utilizza questo mezzo di trasporto. In Italia, in caso di sinistro durante il percorso casa-lavoro effettuato in bicicletta, l’INAIL riconosce al lavoratore lo status di “infortunio in itinere” “purché avvenga su piste ciclabili o su strade protette; in caso contrario, quando ci si immette in strade aperte al traffico bisognerà verificare se l`utilizzo era davvero necessario” [nota INAIL].
Mentre nel resto d’Europa l’uso della bicicletta come mezzo di trasporto per recarsi al lavoro è sistematicamente incentivato e promosso, in Italia il lavoratore che decide di spostarsi senza inquinare e senza creare traffico, non solo non riceve alcun incentivo, ma deve farlo a proprio rischio e pericolo e senza tutele.
Allo scopo di mettere fine a questo anacronismo è in corso una campagna promossa dalla Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB) che chiede la modifica dell’art. 12 del D.Lgs. 38/2000 e di aggiungere al testo attuale la frase: “L’uso della bicicletta è comunque coperto da assicurazione, anche nel caso di percorsi brevi o di possibile utilizzo del mezzo pubblico”, esattamente come previsto per il lavoratore che si reca al lavoro a piedi.
La proposta della FIAB ha già raccolto oltre diecimila firme e ricevuto parere favorevole da parte di ben tre Regioni, tre Province e sedici Comuni tra cui Milano, Bologna e Venezia che ravvisano grande imbarazzo nel chiedere ai concittadini e ai propri dipendenti di usare la bicicletta senza poter garantire nel contempo adeguate tutele.
Con la presente chiediamo a Lei, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali e ai Presidenti di Camera e Senato di voler intervenire al più presto per porre fine a questa discriminazione che non ha eguali in Europa e di accogliere questa proposta di modifica legislativa.
Per ulteriori informazioni sul tema dell’infortunio in itinere per il pendolare in bicicletta, Le segnaliamo il sito internet www.bici-initinere.info che è stato predisposto allo scopo di diffondere consapevolezza rispetto a questa campagna.
Confidando in una sua pronta risposta e auspicandoci condivisione nel merito,
cogliamo l’occasione per salutarla cordialmente
#salvaiciclisti
————————–
Se anche tu ritieni che chi si reca al lavoro in bicicletta non debba essere vittima di discriminazioni invia questa lettera direttamente al Presidente del Consiglio, al Ministro competente e ai Presidenti di Camera e Senato: e.olivi@governo.it; gabinettoministro@mailcert.lavoro.gov.it; fini_g@camera.it; schifani_r@posta.senato.it.
Inoltre puoi contribuire alla diffusione di questa iniziativa attraverso il tuo blog, il tuo sito internet oppure attraverso il tuo account di Facebook o di Twitter.

mercoledì 13 giugno 2012

CORSICA 2012 - PIANIFICAZIONE

E dopo un paio di aggiustamenti ho risistemato anche la pianificazione delle tappe del CorsicaTour 2012, che andavano adattate alla nuova data di partenza del 18 giugno.
I collegamenti per Bastia, infatti, sono grosso modo aperiodici anche in questa stagione, e allora bisogna sapersi organizzare.
Con un guizzo atletico dei miei tre neuroni (che però solitamente lavorano a turno), mi sono accorto all'ultimo che lo spostamento della data dal 8 al 18 giugno comporta anche il cambiamento della compagnia di navigazione (da Moby a Corsica Ferries), e quindi anche lo spostamento del porto di partenza (da Genova a Savona)...... già mi vedevo giungere a Genova e NON TROVARE LA NAVE ALL'IMBARCO.... Ho dovuto pertanto riaggiustare tutti gli orari di partenza treno+bici, soprattutto perché (giusto per aggiungere una ulteriore fettina di culo alla faccenda) NON TUTTI i treni sulla linea per Genova ammettono a bordo bici montate (gli Intercity le ammettono, ma smontate e contenute in una sacca con tanto di dimensioni massime), e quelli che le ammettono (rimangono perciò i regionali e gli interregionali) non sono frequenti. L'unica combinazione cabalistica risultante dall'incrocio di tutte le incognite dell'equazione è il treno Interregionale veloce da Pavia delle 14.59, che mi porta direttamente a Savona alle 17.00. Dopodiché segue una allegra scampagnata di 7 km lungo la Via Aurelia per raggiungere il Porto di Vado Ligure.

Quanto alla pianificazione delle tappe, mi sono deciso a tagliare il "ditone" (Ile de Corse). Risparmio due giorni, confido nel fatto che il resto dell'Isola merita altrettanto. (in bici non ti puoi permettere tutto, devi scegliere cosa vedere ed ogni scelta equivale a una rinuncia).
In compenso, sempre grazie alle enciclopediche informazioni fornite della impagabili mappe Velomap, ho scoperto nuovi punti di appoggio secondari, che possono sempre tornare utili in emergenza, se magari scoppio in anticipo su una tappa e mi devo fermare prima, cose così.

E a proposito di scoppiare, cominciano a fare capolino le prime previsioni meteo per la prossima settimana. Caldazzo. Caldazzo per l'intero periodo...

Stasera monto le sacche e la borsa da manubrio, domani ultima prova su strada con calibrazione del diametro ruota sul ciclocomputer.

Nei prossimi giorni rimane da fare l'ultima spesa prima della partenza, con le scorte per i pasti dei primi giorni (soprattutto la prima colazione: durante la giornata magari ci si può arrangiare anche brucando erba, muschio e licheni, ma la prima colazione è sacrosanta e inderogabile).

Per adesso è tutto. Alla prossima.

domenica 10 giugno 2012

PREPARAZIONE PER LA CORSICA - LA BICI (CONT...)

Un pezzo alla volta sto andando avanti.

Nei ritagli di tempo, spessissimo alla sera (con grave nocumento per le ore di sonno notturno e la precisione delle operazioni, dato il buio).

Ho finalmente installato il portapacchi anteriore Tubus Ergo, ri-acquistato nuovo dopo le vicende già narrate nel precedente post, e le coperture da viaggio Vittoria Randonneur, con alle spalle la Transardinia Northeast dell'anno passato e ancora praticamente nuove:


Anche il portapacchi posteriore ha ripreso il suo posto, dopo un accurato check visivo anche lui non mostra alcun segno di cedimento (apparente), dopo circa 1.400 km di viaggio nel triennio precedente.


Dopo aver risolto alcuni dubbi esistenziali ho infine preso la decisione di partire con i pedali automatici, per la prima volta in un viaggio di più giorni, staremo a vedere cosa succederà.


Tanto per indossare la cintura con le bretelle, ho anche deciso di sopportare un piccolo aumento di peso e portarmi pure i pedali classici, nel caso l'esperimento non riesca tanto bene... La mia maggiore preoccupazione a tale riguardo sono infatti i tratti in salita (che non mancheranno), e per i quali sono sì utili i pedali automatici, ma in caso di brusco rallentamento mi serve il piedino agile da rimettere per terra. Chissà.

Per la pianificazione sto nel frattempo esplorando l'intero scibile delle mappe opensource, grandissime opere nata dall'iniziativa di privati e ricavate dal progetto Openstreetmap. Ho prediletto le mappe della Corsica pubblicate dal sito Openmtbmap/Velomap, autentici capolavori ideati - sembrerebbe - dalla stessa persona o gruppo di persone, e che si spingono a segnalare in dettaglio i punti ove trovare acqua potabile nei tratti più sperduti, e altre sorprese simili. Credo che, se funzionano bene, al mio ritorno non esiterò a lasciare una donazione. Rimangono da fare gli esperimenti di caricamento sul Garmin GPSMAP 60CSx, e verificarne la funzionalità. Resta comunque ferma la mappa cartacea.

Sto allestendo il "flightdeck" sul manubrio, e ho constatato che ci sta tutto, incluso il supporto per una torcia elettrica ed il supporto per la fotocamera/videocamera (recente acquisto da un rivenditore inglese su eBay).



In ossequio al principio escursionistico del "multiple use", la stessa torcia elettrica una volta rimossa dalla bici farà da illuminazione per il campeggio la sera. Infatti:

W = X/Y

dove "W" è il peso totale trasportato, "X" è il numero di oggetti trasportati, e "Y" è il numero di utilizzi diversi per oggetto. Semplificando:

1 oggetto x [(Y>1) utilizzi differenti] = risparmio di peso.

NOTA BENE: qualora i matematici della domenica trovassero qualcosa da eccepire sulla correttezza sintattica dell'espressione sopra riportata, si accomodino pure fuori dal presente blog....

Per illuminare l'interno della tendina ho trovato l'oggetto più carino della Terra:



una lampadina a forma di...... lampadina, ma a LED, a luce diffusa, leggerissima, alimentata da una pila stilo e dotata di moschettoncino per appenderla. Funziona con due luminosità differenti, una meno potente per risparmiare batteria.

Sto anche facendo scorta di intrugli e diavolerie energetiche per le situazioni di emergenza:

Magari non garantiscono che abbiano anche un buon sapore, ma quantomeno promettono di tirarti fuori da una crisi ipoglicemica negli ultimi 20 km.

Rimane da pensare alle borse, ed al loro contenuto... mancano otto giorni.

PS: a proposito.... ma che tempo farà il giorno della partenza?

giovedì 31 maggio 2012

PREPARAZIONE PER LA CORSICA - LA BICI

Tomo tomo, cacchio cacchio, un poco alla volta sto allestendo il mezzo a pedali per la sempre meno ipotetica CorsicaTour del 18 giugno.

Dopo averla usata a dovere e rodata per benino nell'ultimo anno (poco meno di 1.500 km senza vedere un meccanico, solo manutenzione ordinaria), ho portato la Bad Boy dal dottore per un check-up.
I freni erano all'osso, la catena era praticamente elasticizzata, pertanto se ne è imposta la sostituzione.
Per il resto, tutto ok. Mi è tornata indietro più graffiante di prima, e il cambio sembra uscito da una bottega orologiaia di Schaffausen.
Come meditavo da tempo, ho abbassato il manubrio, invertendo l'ordine dei distanziali installati sul tubo dello sterzo. La postura risultante è ancora più accucciata e filante, con poco o nessun effetto sulla comodità di seduta. Forse le braccia sono un pò tese, ma mi devo adeguare e imparare a fletterle quel tanto che basta per attutire le asperità del terreno. Spero che il collo non faccia scherzi, nel caso ci metto cinque minuti a ripristinare la precedente altezza, basta una brugola.
Alla prima prova su strada post-revisione mi sono concesso i 22 km per andare a lavoro in 43 minuti, pertanto direi che dal punto di vista tecnico il mezzo dà fiducia, tolto un sonoro fischio bilaterale antero-posteriore causato dai nuovi pattini in gomma dei freni.

Ho riesumato le appendici addizionali al manubrio, per alloggiare il portamappa trasparente, una luce anteriore, e il neoarrivato ciclocomputer spazio-cosmo-atomico della Decathlon a 39 funzioni con microonde incorporato... A causa di quest'ultimo sono entrato nella perversa spirale del rateo di pedalata (la "cadenza"), e delle medie combinate variamente assortite, tipo "quanti cicli di inspirazione fai per ogni giro di pedale", oppure "quanti battiti cardiaci ogni 100 metri". Un curioso "nice-to-have", ma francamente credo poco utile in viaggio. Pesa comunque poco, mi sa che non rimuoverò l'ammennicolo per tenerlo come registratore ausiliario della percorrenza oltre al GPS.

Mentre mulinavo gli accessori maniacalmente riposti al termine della TranSardinia Northeast 2011, ho spezzato il braccino orizzontale del portapacchi anteriore Tubus Ergo.... dal modo in cui si è rotto credo fosse già danneggiato, e di avere quindi solamente finito di spezzarlo. Temo di avere avvitato troppo una vite di fissaggio in un occhiello filettato, che spingendo sulla parete opposta ha "stappato" l'occhiello filettato come un fa cavatappi col turacciolo di una bottiglia.


Al terzo giro di calendario recitato sottovoce mi sono attivato per procurarmi un altro Ergo. Davide della Stazione delle Biciclette di San Donato Milanese mi ha invitato a lasciargli dare un'occhiata, magari si riesce ad aggiustare. Vedremo, ma personalmente sono assai scettico sulle virtù taumaturgiche della saldatura su superfici così esili (un tubicino in acciaio di 7.5 mm di diametro e spessore 1 mm). E visto che mi sto preparando per passare parecchie ore in assenza di anima viva (figurarsi un meccanico), preferirei privilegiare l'affidabilità. Mi domando solo quanto bene mi vogliano lassù, per aver fatto in modo che il portapacchi non cedesse durante i viaggi precedenti...

Rimangono da montare i portapacchi, pianificare l'acquisto delle riserve strategiche di cibo (noccioline/mandorle, barrette, gelatina di frutta, etc.) che tanta utilità hanno nelle ultime due ore di una tappa, quando sei poco lucido, magari lontano da centri abitati, stanco e affamato, e hai già terminato le derrate fresche della giornata. Questa volta per la colazione voglio sperimentare il latte condensato della Nestlé: venduto in tubetti e già zuccherato, basta reidratarlo in acqua calda per ottenere un tazzone di latte fumante. Astenersi gourmet e palati fini, la soluzione è per i giorni di campeggio in montagna...
Devo trovar tempo anche per montare le coperture da viaggio, le semi-slick della Vittoria 26x1.50, già impiegati l'anno scorso e garanzia di ottima tenuta e scorrevolezza (a patto che siano tenuti gonfiati a 6 atmosfere).
Mi devo sbrigare anche ad acquistare un pò di gingilli per le riparazioni di emergenza: maglie catena di ricambio, fili freni e cambio già ne ho, fascette che non fanno mai male e risolvono svariate situazioni, cose così.

Sono un pò in ritardo con la lista delle cose da portare: i climi attraversati sono, come detto in un mio precedente post, due e diametralmente opposti tra loro: balneo-marino lungo la costa ovest, quasi alpino la dorsale centrale, con altezze anche significative (pernottamento a 1300 metri). Il vestiario pertanto dovrà essere commisurato sia alla fase "ciclistica" (abbigliamento tecnico pesante), sia in fase "camping" (indumenti per passare la notte). Temo un prevedibile aggravio di peso, aprirò gli occhi per ridurlo al minimo.

Sono indeciso sui pedali. L'anno passato, in alcuni tratti in salita, mi sono mancati molto i miei pedali automatici, che consentono di "tirare" il pedale verso l'alto, e "spingerlo" in avanti, sfruttando quasi tutta la circonferenza di pedalata per applicare la forza muscolare (la spiegazione di quel che intendo si trova QUI). Però diventano un impiccio e un vincolo non indifferente, perché con quei pedali puoi solo usare le scarpe con le placchette montate, e quando scendi tra i terrestri smontando dalla bici il grosso rischio è quello di scivolare sulla placchetta avvitata sotto la suola (già sperimentato). Vedrò cosa fare.

[continua al prossimo post]