sabato 15 settembre 2018

UN FALLIMENTO DI GRANDE SUCCESSO

"Non è la sconfitta il peggior fallimento.
Il peggior fallimento è non aver tentato".
(G.E. Woodberry)



Oggi ti senti in forma.
Come spesso succede al sabato mattina, hai acquisito il placet della mugliera e ti sei organizzato per un'uscita in bici. Altrettanto spesso, succede che la méta siano i colli dell'Oltrepò, uno degli itinerari che hai disegnato tra Valle Versa, Valle Scuropasso, Carmine e dintorni, per un centinaio di chilometri e un dislivello tra i mille e i duemila metri.
Anche il meteo ti è propizio, con una promessa di temperature tiepide, poco vento e niente pioggia.
Dopo una colazione medio-pesante ti avvii con calma, tanto non ti corre dietro nessuno e non ti sei organizzato con nessuno, e ti predisponi all'oretta di guida per raggiungere l'usuale posteggio a Stradella ove lasciare l'auto.
Nel frattempo il meteo sui colli si è fatto soleggiato, con il rovescio della medaglia dell'aumento del traffico per le strade.
L'unico neo di queste trionfali premesse risulta l'avere dimenticato i guanti a casa. Non ti capita mai, sai bene quanto siano importanti per proteggere le mani in caso di caduta. Te ne fai una ragione, pazienza.
Il primo colpo di pedale in direzione della Valle Versa gira verso le 11, il traffico è ulteriormente aumentato, ma sei tranquillo, perchè sai che a Beria cambierà tutto.
Decidi di prenderla con calma, stai bene ma non vuoi rovinare tutto con una volata al cassonetto anzitempo.
Dopo il drittone in fondovalle arriva la tanto sperata svolta a destra, verso Canneto Pavese, e cominci a sentire che oggi gira proprio nel modo giusto. Affronti a salita col giusto ritmo, senza dover neppure aggiustare i rapporti, forse solo un pò verso la fine, ma comunque dopo il cimitero, dove sai che terminerà il primo segmento Strava. Un piccolo accenno di incertezza nelle cambiate ti fa essere più prudente nel salire o scendere coi denti, ma nulla di più, tutto gestibile.
Arrivato su in costa ti godi il panorama, ad ovest la torre del castello di Cigognola ti osserva ieratica, ad est i geroglifici tracciati dai vigneti sui pendii, appesantiti dai grappoli ormai maturi.
Ti stai misurando dopo un paio di mesi abbondanti di assenza da queste strade, un lasso di tempo durante il quale comunque hai saputo fare buon uso della bici, portandotela in vacanza al mare, e concedendoti anche un viaggio-avventura di due settimane a pieno carico. Insomma, non sei stato esattamente in panciolle, e ora ritrovi quei luoghi virati in tinta pre-autunnale, con le strade sporche di terriccio per le forti piogge dei giorni scorsi, e per i trattori che cominciano a brulicare in occasione dell'imminente vendemmia. Qua e là sbirci nei cortili dei casolari, osservi le attrezzature per la raccolta e il trattamento dell'uva che vengono lavate ed asciugate al sole. Talvolta avverti i primi effluvi di mosto.
Ti ripeti che stai bene, te ne compiaci, ti guardi attorno e ti senti un privilegiato. Percepisci l'intimo sorriso delle tue fibre muscolari, non sai perchè ma l'acido lattico oggi ha deciso di non farsi ancora vedere, atrii, ventricoli, alveoli e mitocondri si beano con te di questo stato di grazia inaspettato. Con questa condizione di benessere, affronti e superi in modo soddisfacente la seconda scalinata del giorno, Monteveneroso, corta ma dispettosa, oltrepassata la quale si scende di quota per aggirare da est il Monte Azzolo, e risalire direttamente puntando verso Castana. Scollini in località Palazzina, e dopo duecento metri di costa infili una deviazione in discesa a destra, una discesa che ti ha sempre dato un gran gusto, e con cui plani a rotta di collo verso la Valle Scuropasso. Stavolta, a causa del fondo molto sporco e in alcuni tratti ingombro di terriccio, sassi, brecciolino, rami e foglie, te la godi ugualmente ma un pò più lentamente.
Il falsopiano in fondovalle ti occorre per riguadagnare regolarità nella cadenza, preludio a uno dei piatti forti della giornata: la salita di Bosco Casella che porta a Sannazzaro. Poco più di due chilometri e mezzo per un dislivello di poco inferiore ai duecento metri, larga tre, con una pendenza media al sei percento ma con passaggi al diciassette. Nata probabilmente per essere una strada interpoderale di collegamento con le vigne, soffre un'asfaltatura che stimi a spanne risalente agli anni sessanta, e ormai sconnessa, granulosa, fessurata e abrasiva, per aggiungere ulteriore sfida alla difficoltà della pendenza. Anche questa l'affronti bene, prepari bene il rapporto anche se il pignone è sempre più lento ad entrare, senti che stai salendo a un ritmo più fluido, meno appesantito, più veloce.
A poco meno di metà salita, in corrispondenza di un gruppo di case, curi bene la traiettoria per la simultanea e insolita presenza di un'auto che scende, e di tre persone sul tuo lato della strada. Mentre ti avvicini decidi di alleggerire il carico per sormontare un muretto di venti metri, e tiri su un dente. Sei in fuorisella, sbilanciato in avanti per la pendenza, il veicolo ti sfila a sinistra e hai le tre persone avanti a destra. Spingi sulle pedivelle perchè stai andando da dio, e ti piace proprio. Uno scatto improvviso del pedale sinistro, una frazione di giro in pieno arco spingente, ti fa mancare il supporto da quel lato, la spinta che si azzera, oscilli, il pedale che si sgancia e il piede sinistro che parte verso l'esterno, l'equilibrio definitivamente compromesso, la velocità che si annulla, la bici che si inclina, il contatto con l'asfalto sassoso e sconnesso, tutto in mezzo secondo. Ti sei praticamente appoggiato a terra a bassa velocità, toccando col bacino, lo stinco e il palmo della mano sinistri.
Sei cascato praticamente a portata di braccio delle tre persone, tre signore non più in verde età, che in preda allo spavento accorrono con incuriosito clamore di "Ussignùr" e "Si è fatto male?". Una in particolare appare più agitata delle altre, ti tocca tranquillizzare LEI.
Ti rimetti in piedi, il tempo ricomincia a scorrere normalmente, un veloce controllo alla bici (tu potresti pure esserti polifratturato e chissenefrega, ma percaritàdiddìo NON LA BICI!) che non sembra avere riportato troppi danni, tu neppure, fai girare i pedali e col cambio sembra tutto bene. Intanto vieni attorniato dalle tricoteuses che, disdetta, magari speravano almeno in una bella ferita lacero-contusa, e invece nulla, 'sti ciclisti sono fatti di titanio, mannaggia a loro. Si è fermato anche il conducente dell'auto, ti ha visto franare a terra subito dopo il suo passaggio, teme di essere la causa della caduta. Ancora prima di capire l'accaduto comincia a chiederti scusa. Mentre inforchi la bici rassicuri la piccola folla spiegando loro di avere fatto tutto da solo. Riparti in salita e di gran carriera, per ragioni inspiegabili hai in testa solamente di recuperare il ritmo per registrare un bel segmento di Strava. Dopo qualche minuto, all'unisono, sorgono le fitte, inizialmente appena accennate, dopodichè più nette e definite. Approfitti di un tratto in piano per fare la mappa dei danni: hai la mano bucata in due punti che sta sporcando di sangue la manopola, una botta al palmo della mano che rende difficoltoso afferrare il manubrio, graffiature sullo stinco e un livido dal curiosissimo sviluppo lineare - stretto lungo e violaceo - che risale dal ginocchio fin dentro gli shorts. Completi la salita fino a Sannazzaro e, come da tradizione, accosti la bici alla cappelletta in cima per una sosta. Solitamente sarebbe il momento di uno snack, una banana o qualcosa per spezzare in preparazione del Carmine, ma stavolta non ti entrerebbe neppure una lenticchia. Ragioni sulla situazione, e a parte le (tutto sommato) piccole ferite e la botta alla mano, l'aspetto peggiore è l'effettiva inaffidabilità del cambio posteriore. E' un fattore che rende insicura la prosecuzione del giro, sapendo che nel menù ci sarebbero cose tipo Piccolo Stelvio e Muro di Donelasco, ma più in generale non ti fidi proprio, e in cinque minuti, molto ma DAVVERO moooolto a malincuore, decidi di porre termine all'uscita. Nel pomeriggio porterai la bici dal meccanico.
Istruisci il Garmin a riportarti al punto di partenza nella più breve distanza possibile, e in dieci chilometri sei nuovamente all'auto. Rivedi la scena e rifletti sul fatto che, se il cambio ti avesse fatto lo scherzetto solo due secondi prima

(d  u  e

s  e  c  o  n  d  i

p  r  i  m  a)

lo sbandamento a sinistra ti avrebbe portato dritto sotto le ruote del veicolo che scendeva.
Spegnendo il Garmin scopri di avere frantumato i tuoi record personali praticamente su tutti i segmenti percorsi, e cominci davvero a masticare amaro, perchè stavi davvero volando su quei pedali, come non avevi fatto mai.
Chissà quando tornerà una condizione di forma come quella di oggi.




venerdì 27 luglio 2018

NEL FRATTEMPO.....

.... mentre amministratori pubblici, attivisti e menti illuminate si riuniscono a Milano per discutere del futuro nell'ambito del Milano Bike City;

.... mentre generazioni di giovani in tutto il mondo stanno progressivamente abbandonando l'idea di auto come feticcio;

.... mentre studi scientifici stanno dimostrando come l'impatto insostenibile della motorizzazione di massa ne stia determinando il suo declino, a pena di determinare IL DECLINO DELLA SPECIE UMANA;

.... mentre migliaia di persone dimostrano quotidianamente con il proprio stile di vita che l'automobile è ormai un retaggio del passato, di cui si può fare a meno in moltissime occasioni;

.... mentre accade tutto questo, e molto altro ancora, ci sono ancora rigurgiti del passato tipo QUESTO:




venerdì 6 aprile 2018

PRIMAVERA




E tutto ad un tratto ti ritrovi immerso in un tripudio sensoriale.

E' da un paio di settimane che, per ragioni varie, non usi la bici per andare a lavoro. Ciò fa sì che  dall'ultima volta siano cambiate un pò di cose.

Ad esempio, quando esci il mattino per andare a lavoro la luce è tornata crepuscolare, perchè è tornata l'ora legale.

E poi l'aria. In Pianura Padana non si può certo affermare - a pena di arrossire - che si possa uscire a prendere una boccata d'ossigeno; però il tuo sesto senso di ragno lo percepisce con il naso che l'aria ha un profumo diverso (e non è l'autocarro che ti precede).
Le narici ti si riempiono anche delle note olfattive, più prosaiche, del concime sui campi: ma ci sei abituato, e il tutto contribuisce al tuo buonumore.

I suoni: avverti nettamente un mormorìo vitale ai bordi delle strade, fatto di fruscii, squittii, cinguettii e pigolii vari. La cappa di silenzio invernale si è sciolta, e riecco il familiare brulichìo.

Addirittura il solito traffico dei veicoli ti pare minore, più ovattato (ma sempre letale). Non dico addirittura simpatico, ma un pò più innocuo, quasi discreto.

La luce: più diretta, ma non ancora calda a causa di questa primavera ancora venata  di inverno. Al pomeriggio, tornando a casa, inforchi nuovamente gli occhiali da sole, riposti per mesi in un cassetto.

Il tuo vestiario è più leggero, ti senti più libero, bello e tonico , e quasi quasi ti pare di andare più veloce.

Noti i fiorellini azzurri, le prime margherite, qualche tarassaco giallo bordare le stradine e i vialetti di campagna che attraversi in preda al deliquio. Magari ti fermi pure (in bici te lo puoi permettere), per coglierne un paio da regalare a tua moglie.

Finalmente arrivi a casa che c'è ancora luce, ti godi la tua intima soddisfazione sensoriale.

Del fatto che il tragitto di ritorno lo hai fatto interamente sotto un'acqua della miseria, chissenefrega. E' primavera anche quella, e lo senti che è diversa dagli scrosci gelati che hai sopportato stoicamente per tutto l'inverno.

Una doccia, un cambio, e la pioggia te la togli di dosso.

Ma la gioia dei tuoi sensi e il buonumore della bici, quelli no.

Quelli rimangono.






 

sabato 4 novembre 2017

INTENZIONE E CAPACITA' - PARTE PRIMA.

1. Definizione di minaccia

Nel campo della pianificazione strategica militare, uno dei concetti base è quello di minaccia.


Questa si definisce come il prodotto tra due fattori, che debbono essere valutati separatamente:
  • l'INTENZIONE (INTENT),
  • la CAPACITA' (CAPABILITY).
Ogni attività di contrasto (attivo o passivo) volta ad azzerare anche solo uno di tali fattori garantisce l'azzeramento della minaccia.

2. Come la minaccia viene comunicata

Umanamente parlando, invece, pensare a queste cose mette un pò paura.
Consideriamo infatti questa recente notizia:











E' solo l'ultimo di una serie anche troppo nutrita, in cui un'intenzione è stata tradotta in azione. Ciò spaventa perchè l'attuazione pratica è passata attraverso l'impiego di qualcosa - un autoveicolo - che nel nostro quotidiano comune ci è familiare, destinato solitamente ad un altro utilizzo. Abbiamo quindi scoperto un'associazione perversa tra la familiarità di un oggetto concepito per altri scopi e un'intenzione ad offendere: è la definizione di ARMA IMPROPRIA.
Tutte le notizie che in questi ultimi tempi sono state date su episodi simili hanno sempre - e dico sempre - sottolineato il fattore intenzionalità come il più preoccupante di tutti: valanghe di parole sono state rovesciate sulle nostre inermi menti spaventate per approfondire come tale intenzione sia stata coltivata nel brodo dell'odio settario di matrice religiosa, come sia stato possibile che giovani anche di buona famiglia o padri di famiglia abbiano scelto di buttare tutto alle ortiche, eccetera.
Da nessuna parte - ma proprio nessuna - è stata presa in considerazione la capacità di offesa. Le barriere di cemento - un'oscenità bella e buona, un cazzotto negli occhi - ridicolmente sparpagliate a caso in giro per i centri storici e le zone di maggiore attrattiva sono uno specchietto per le allodole.
Consideriamo infatti queste altra notizie:










































Quanto sopra costituisce solo un minuscolo estratto del circo degli orrori che è possibile estrarre quotidianamente dal web, perchè questi fatti vengono atomizzati in giro sulla cronaca locale delle decine di fogli e foglietti provinciali di cui è disseminato il nostro Paese dei campanili.
Nelle notizie riportate sopra è scomparsa l'intenzione, sostituita da una ricostruzione meccanicistica del fatto, un pò come ad autunno cascano le foglie dagli alberi: chi passa sotto una pianta ad Ottobre ha OVVIAMENTE una certa probabilità di beccarsi una foglia in testa. Ne risulta un quadro confuso, in cui non viene minimamente toccato il tema della capacità.

LA MINACCIA, PERO', E' IDENTICA, PERCHE' PRODUCE GLI STESSI EFFETTI.
ESSA VIENE SOLO TACIUTA.

E allora, cortesemente, potrebbero Lorsignori spiegare, a me che che sono evidentemente un impedito, perchè mai io che vado in bici sulla pubblica via dovrei sentirmi minacciato da un uzbeko ventinovenne sciroccato, ma non dalla moglie del cumènda imbruttita col SUV?

Gli effetti di tale minaccia sono gli stessi (la minaccia non si azzera), ma SI SUPPONE che nella suddetta moglie (certamente una splendida persona) NON VI SIA INTENZIONALITA', significa che la CAPACITA' ha ormai assunto un'entità fuori controllo. L'intenzionalità sarà oggetto della seconda parte del post.

3. Agire sulla CAPACITA'

Per lenire gli effetti della minaccia - contenendo l'entità del fattore "capacità" - oggi, nel 2017, con tutte le statistiche e le raccolte dati disponibili, sono percorribili molte strade, tutte basate sulla LIMITAZIONE DELL'USO DEGLI AUTOVEICOLI:
  • Impedendone l'accesso alle città, in quanto luoghi dagli spazi finiti;
  • Impedendo l'accesso all'auto a quelle persone che non dovessero manifestare un sufficiente equilibio mentale: vi siete mai domandati se e come venga verificata la sanità mentale di un candidato alla patente? E come venga verificata periodicamente? Da qui ne discende una stretta al controllo sulle scuole-guida. Queste ultime infatti non sono dei "semplici" esercizi commerciali, ma dalla qualità del loro insegnamento deriva la sicurezza stradale del futuro;
  • ripensare l'uso imprenditoriale degli autoveicoli, riportandolo su criteri di umanità e buonsenso: a Milano ha già da tempo preso piede lo stereotipo/pregiudizio del furgonista strozzato da dozzine di consegne di pacchi in ogni angolo della città in un tempo ridicolmente breve, il che induce a uno stile di guida scriteriato;
  • ripensare e ridisegnare le infrastrutture cittadine in modo tale da lasciare fuori gli autoveicoli dalle aree vivibili (a New York la pensano così);
  • dopodichè, seguono le ovvietà: maggiori controlli di polizia e maggior diffusione dei mezzi pubblici (la misura della detrazione dalle tasse degli abbonamenti ai mezzi di trasporto pubblici, proposta per la prossima Legge di Bilancio in discussione, si muove in questa direzione).
L'elenco potrebbe proseguire, questo è ciò che mi viene in mente come priorità. Altri hanno idee molto più brillanti delle mie.
Ho già detto in un più di un precedente post di come sia fin troppo facile arrecare danno AL DI FUORI DI QUALSIASI INTENZIONE, grazie al fatto che un'autoveicolo possiede delle intrinseche CAPACITA'. Non mi ripeterò ulteriormente.

Ma ammetterete che non è bello vivere continuamente affidandosi alla speranza che l'auto che sopraggiunge da dietro non sia guidata da un pazzo, da un fesso, da un incapace o da uno non pienamente in possesso delle proprie facoltà.
Gli uzbechi ventinovenni sottoposti a lavaggio del cervello, invece, lasciamoli allo storytelling della paura.

(fine parte prima)


lunedì 30 ottobre 2017

CECITA' SELETTIVA.

Questa è fresca fresca, di questa mattina.

Vialone alberato, ampio e rettilineo.

Ad uno dei lati, un camminamento pedonale è appena mascherato da una bassa siepe. Ogni cento metri circa si aprono delle vie laterali, il camminamento pedonale è garantito (?) da strisce pedonali.

Mentre sono lì in bici che attendo il mio turno per svoltare, un signore ipovedente, con tanto di bacchetta bianca, sta camminando al di là della bassa siepe sul passaggio pedonale, avvicinandosi alle strisce.

Proveniente dalla sua stessa direzione, una comunissima automobile procede a velocità del tutto congrua al tratto di strada, senza mostrare apparenti segni di premura. Sorge intermittente una freccia a destra, mentre il muso dell'auto si avvicina sempre più alla svolta.
Il signore ipovedente procede spedito verso le strisce, e altrettanto inesorabile l'auto se ne va per la sua strada, senza minimamente accennare a fermarsi, giusto un rallentamento.

Il muso dell'auto svolta e passa - senza soluzione della continuità del moto - rasente la bacchetta bianca del signore, che sarà anche ipovedente, ma ha sentito benissimo il suono del motore, e indietreggia di quel paio di centimetri salvifici.

Dieci metri - dieci - più oltre, l'auto rimette la freccia e accenna a entrare in un parcheggio riservato (pertanto non c'era alcuna fretta legata alla conquista di un posteggio).

Io che ho assistito a tutta la scena di ordinario sopruso, mi imbufalisco e raggiungo l'automobile che si è appena fermata nel parcheggio.

Faccio cenno al conducente, è una signora. Abbassa il finestrino, io chiedo scusa del disturbo e domando:

"Ma lei si è accorta di essere appena passata a trenta centimetri da una persona non vedente che stava passando sulle strisce?"

Ciò che ne segue è la stessa scena pietosa fatta di balbettii, sguardi allibiti, scuse varie. La reazione di una "persona normale" mentre si scopre nella parte del cattivo.

Tutto già visto tempo fa, quando quello debole fui io, e l'automobilista (anche in quel caso una signora) che si fermò per poi scoppiare a piangere mi fece conoscere la banalità del male.

Oggi, una volta di più, ho imparato che puoi avere dieci decimi agli occhi, ma ciò che vede sono il cuore e il cervello. Senza quelli, sempre accesi, anche un normovedente diventa CIECO.





sabato 28 ottobre 2017

LA GOCCIA CHE SCAVA LA PIETRA.


Nel febbraio scorso ho intimamente festeggiato i miei primi dieci anni di pendolarismo in bicicletta, lungo lo stesso itinerario, ogni giorno o quasi, con ogni tempo, in ogni stagione.
Penso quindi di avere accumulato sufficiente esperienza per poter esprimere alcune valutazioni.
Chi ha letto i miei post precedenti già sa quale opinione io mi sia fatta dell'automobilista quadratico medio, oscillante da un livello "povero automa decerebrato" a "criminale schizoide".
Dopo tutti questi anni, però, sto anche osservando un fenomeno che sino a poco tempo fa ritenevo al di là di ogni mia più spudorata aspettativa.
Esiste uno spartiacque temporale preciso, non ne conosco il motivo, ma qualcosa ha cominciato a cambiare dall'omicidio di Michele Scarponi.


Forse una molla, uno spike, non saprei. Forse molto ha aiutato la copertura giornalistica della disgrazia, che approdando ai TG nazionali deve avere fatto un pò impressione.
La sensazione che quasi da subito ho avuto è stata una maggiore attenzione dei guidatori nei confronti dei ciclisti. Meglio, di ALCUNI guidatori.
Questo fenomeno inspiegabile non si è limitato all'indomani della sciagura, ma perdura tuttora, a mesi di distanza.
Non credo che questo miglioramento - per adesso appena accennato - sia il frutto diretto delle campagne della FIAB per il rispetto del metro e mezzo. Magari, più terra-terra, qualcuno si è accorto che nell'ordinamento giuridico italiano esiste il reato di omicidio stradale, e funziona bene, non fosse altro che per creare tantissime grane se qualcosa va storto.
Sia come sia, mi compiaccio sempre più di osservare comportamenti più rispettosi, anche nelle ore di punta.
Vedo gente che rallenta prima di sorpassarmi.
Vedo gente che mi sorpassa solamente quando la strada è sufficientemente larga, senza azzardi.
Vedo gente che mi sorpassa col classico metro/metro e mezzo di margine.
Vedo gente che non mi entra da una strada laterale a un metro, illudendosi che io vada a due all'ora, ma attende che io sia passato.
Vedo gente che mi lascia il margine per sfilare sulla destra, prima di fermarsi in coda davanti a me.
Io non vorrei illudermi, magari è qualcosa che VOGLIO VEDERE, magari è solo nelle mie pie aspettative, ma gli episodi di rispetto si stanno manifestando con continuità.
Certo, il fesso, il criminale e il pirla esistono ancora ed esisteranno sempre, e va beh (non lo dico solo io, lo dice, ade esempio, anche lei). Di certo non ho intenzione di abbassare la guardia.

Però, e lo dico sottovoce, adesso c'è un filo di timidissimo ottimismo.

Speriamo solo che non mi costi caro.






sabato 16 settembre 2017

AUTOMOBILISTI A PEDALI

Doping: pratica illegale che consiste nell’assunzione da parte di atleti o nella somministrazione agli stessi di droghe, sostanze eccitanti, farmaci (ammine simpaticomimetiche, analettici, anabolizzanti, ormone della crescita o GH ecc.), o nel ricorso a pratiche terapeutiche (per es. autoemotrasfusioni) rivolte a migliorare artificiosamente le prestazioni agonistiche.
(Fonte: Enciclopedia Treccani)
 


Al di là della definizione enciclopedica del doping, esso è, in buona sostanza, la manifestazione di una insicurezza di fondo, di un'attitudine alla sconfitta, è un'ammissione di inferiorità di chi sia al contempo debole ma aggressivo, perdente ma con manie di grandezza.
Il doping, pertanto, è innanzitutto un'espressione di disadattamento, sofferenza e disagio mentale.


E da oggi ho un nuovo motivo di sdegno.

No, non è il doping classico, quello ematochimico: quello mi fa schifo ma tutto sommato è nato con lo sport, ed è sempre servito per gareggiare illecitamente al di sopra delle proprie capacità, per poter reggere un confronto in una competizione.
 
No, ciò che da qualche tempo mi disturba fortemente è la scoperta che nel discutibilissimo mondo delle e-bike (mondo che mi suscita moltissime perplessità), come al solito, fatta una legge è stato trovato l'inganno.
 
Come tutto sanno, una e-bike per legge (perlomeno in Italia, all'estero non so) deve avere una limitazione di velocità a 25 km/h. Tale limitazione è attuata mediante un circuito al motore elettrico, e indovinate un pò? Hanno trovato una maniera, mediante un semplicissimo cablaggio da installare in proprio, di bypassare il limitatore di velocità (per adesso non posso linkare il documento che mi è giunto per mailing list, prima devo consigliarmi con un legale, ma questo oggettino ha un nome, una marca e un rivenditore).

Ora, il progresso nella costruzione dei motori elettrici compatti a batteria fa si che le potenze in gioco possano essere anche rilevanti se rapportate a una bicicletta: qui si parla di ampliare il range di velocità mantenendo l'assistenza alla pedalata sino ai 50 km/h.

Quindi l'obiettivo palese è quello di trasformare una bicicletta in una moto.

Ciò che mi nausea di più è che quesa pratica non è volta ad acquisire un guadagno in una competizione (se ti beccano di spellano vivo), ma è rivolto allo sfigato della domenica, quello che passa una settimana intera in coda in tangenziale e vuole sfogare il proprio desiderio di libertà, OVVIAMENTE SENZA FATICARE.

E siccome io amo la bicicletta in tutte le sue sfumature, anche in quelle che te la farebbero scaraventare in un fosso dopo la terza ora passata a salire sotto il sole, ecco che mi incazzo per l'uso blasfemo che si fa di un mezzo che non aveva certo bisogno di "miglioramenti" motorizzati per aumentarne la perfezione.

Intendiamoci: io sono perplesso nei confronti delle e-bike per motivi noti, ma ne riconosco l'utilità verso che non nutre velleità agonistiche o semplicemente non può (magari per problemi fisici) fare sforzi eccessivi. Riconosco anche che può essere una porta di accesso per un nuovo tipo di turismo, un impulso alle attività all'aria aperta, eccetera.

Ma qui non si tratta più di sano escursionismo nelle intenzioni, qui si parla esplicitamente di violare una legge nata per tutelare chi usa la e-bike (e va beh), ma soprattutto chi ci si trova attorno.

Mi incazzo contro questi perdenti della domenica che si inventano un modo per fare brum-brum a velocità dissennate (lo ripeto: i documenti che circolano parlano di raggiungere i 50 km/h), senza una goccia di sudore e con una bici allestita per andare al massimo ai 25 all'ora (freni? coperture?). Il tutto con buona pace del costruttore e anche del rivenditore di questo espediente che si premurano ipocritamente di precisare (sul sito e nel manuale) che: "Lo sblocco del limitatore di velocità in luoghi pubblici come strade, piazze, piste ciclabili è VIETATO DALLA LEGGE. Pertanto è possibile attivare lo sblocco in luoghi circoscritti privati come circuiti, piste e proprietà private. Una volta installato il dispositivo la bicicletta non è PIU’ A NORMA di legge. Montare il dispositivo può far decadere la garanzia di fabbrica della bicicletta. Il produttore declina ogni responsabilità relativa a eventuali danni provocati alle biciclette a pedalata assistita sulle quali viene montato il sistema. Il produttore declina ogni responsabilità relativa a danni a persone o cose provocati o in qualsiasi modo legati all’uso".

Vedo già schiere di appassionati che rinunciano all'installazione per paura di infrangere la legge, o si astengono scrupolosamente dall'attivare lo sblocco in montagna, in campagna, in città, perchè loro sono rispettosi e comprendono che è un luogo pubblico. Già li vedo girare in circuiti al chiuso, a distanza di sicurezza dalla pubblica via. E si capisce, no? Loro sono corretti e civili.

E' la medesima attitudine mentale che anima chi fa uso di doping, con l'aggravante che con una e-bike truccata anzichè gareggiare tra loro ce li possiamo trovare addosso lungo un sentiero di montagna, a far male a qualcuno per il loro unico diletto personale.
 
Questi sono automobilisti a pedali, del tipo che pretende di arrivare in spiaggia con l'auto, e col ciclismo non hanno nulla a che vedere.